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Con  immenso piacere pubblichiamo di seguito un pezzo, scritto dalla Dott.ssa Valentina Martini relativo al "Viaggio nella Novi Barocca " svoltosi lo scorso 18 giugno.

Se un protagonista del Grand Tour settecentesco avesse preso parte all’iniziativa "Viaggio nella Novi Barocca", tenutasi lo scorso 18 giugno 2011, sicuramente avrebbe così titolato una descrizione scritta delle bellezze di questa città. Tutti noi ospiti ci siamo sentiti un poco come protagonisti di questo Grand Tour promosso dal Centro Studi "In Novitate" e dall’Associazione Culturale Lettere e Arti, in collaborazione con l’Unitre di Novi Ligure.

Accolti dal parroco, don Franco Zanolli, all’interno della Collegiata di Novi Ligure, siamo stati introdotti, attraverso le sue parole, alla comprensione del cammino spirituale della comunità novese attraverso i secoli, visualizzando la sua dimensione storica, artistica e culturale. Questo itinerario tra fede e arte si è poi ampliato nella narrazione del Dottor Roberto Benso sulle opere dei maestri della pittura genovese fra cinque e seicento che adornano gli altari e la sacrestia della Collegiata, ripercussioni artistiche di quel rapporto di lunga data che legava Novi alla capitale della Serenissima, oggi capoluogo ligure.

Una volta congedati, il nostro viaggio per Novi è proseguito sino al Municipio, dove abbiamo potuto ammirare, nell’ufficio del Sindaco, un notevole dipinto di Bernardo Strozzi che il Professor Gianluca Ameri dell’Università di Genova ha illustrato amabilmente. Presentando il soggetto del quadro quale Salvator Horta e gli infermi, ne sono state esaltate le qualità stilistiche, in relazione sia alla produzione di questo grande maestro della pittura genovese del Seicento, sia alla sua audace biografia. Frate Cappuccino versato nella pittura, nel 1625 chiese di lasciare momentaneamente il convento per assistere la madre malata, ma l’ordine scalpitava per riavere indietro il suo abile pittore. Fu così che i francescani tennero le fila di un processo che accusò il frate di pratica illegale della pittura. In questo frangente, forse per rappacificarsi con l’ordine, lo Strozzi produsse diverse opere a soggetto francescano, tra cui questa di Novi. Ad ogni modo, l’epoca era nefasta per tutti. Reduci da un periodo di peste, probabilmente fu scelto di rappresentare San Salvator Horta in virtù delle sue note doti di taumaturgo, per presentare ai fedeli l’intervento salvifico dell’ordine francescano nel risanamento della comunità.

A partire dalla descrizione della sede municipale di Palazzo Pallavicini, la Dottoressa Maria Elisa Repetti, specializzanda presso l’Università di Genova, ci ha piacevolmente condotto alla scoperta dei palazzi novesi, presentando una storia dell’arte di Novi come storia della sua città. Così, l’evoluzione storica dei modelli architettonici che caratterizzano i più ammirati edifici cittadini si è elegantemente unita alla narrazione della loro storia, così alle tradizioni e curiosità di questa ricca cittadina.

Passando dai palazzi cinquecenteschi di stampo alessiano a quelli dalla chiara connotazione architettonica e decorativa sei e settecentesca, si è giunti ad ammirare le forme neo-gotiche e liberty caratteristiche delle costruzioni della medio-alto borghesia di fine Ottocento-inizio Novecento.

Seguendo la segnalazione di queste eccellenze, siamo giunti all’Auditorium della Biblioteca Civica, dove Andrea Sisti e Mathias Balbi ci hanno introdotto alla mostra da loro curata su "Libri Italiani del Seicento nel Fondo Antico della Biblioteca Civica di Novi Ligure". Dal Salterium, hebraeum, graecum, arabicum et chaldaeum, cum tribus latinis interpretationibus et glossis di Pietro Paolo Porro (1516), commissionato dai Giustiniani con evidenti intenzioni universalistiche, interrotte poi dall’enormità dei costi di traduzione, fino all’edizione Sarzina del 1625 della "Gerusalemme Liberata" di Torquato Tasso, illustrata da Francesco e Giacomo Valegio, abbiamo potuto ammirare le più importanti edizioni a stampa conservate nel Fondo Antico della Biblioteca Civica di Novi Ligure, preziose testimonianze della produzione tipografica stanziata nel territorio tra cinque e seicento. Opere straordinarie, rare e di notevole pregio tipografico: scritti devoti, trattati scientifici, letteratura emblematica, trattatistica storico-politica, opere di geografia.

La visita guidata si è poi conclusa a palazzo Durazzo, recentemente riconosciuto di particolare pregio tramite apposizione di specifico vincolo da parte della Soprintendenza per i Beni Artisti del Piemonte, del quale si è potuta ammirare la connotazione architettonica e decorativa sei-settecentesca, che la contemporanea ristrutturazione sta recuperando giorno dopo giorno. A testimonianza che tra le pareti di questo palazzo alloggiava una ricca quadreria, rimane purtroppo solo una finissima decorazione carta zucchero, che ne fingeva l’incorniciatura. Da sterpi ed erbacce sta emergendo anche un ricco giardino terrazzato, con ninfeo retrostante il fabbricato, la cui bellezza – si dice – fu l’ultima pacificante visione goduta dal generale francese Barthélemy Catherine Joubert, morto a seguito delle ferite riportate durante la celebre battaglia di Novi, combattuta il 15 agosto 1799, tra l'armata rivoluzionaria e gli austro-russi del generale Suvorov.

Ed ecco che i partecipanti di questo Grand Tour, accomiatandosi, si augurano di ripetere questa magnifica esperienza perché "Quanto di più bello si possa vedere in Novi Ligure" non finisce qui.

 

Valentina Martini

Ultimo aggiornamento Mercoledì 29 Giugno 2011 15:47